Bruno Maderna

Di nome anagrafico Bruno Grossato, adottò successivamente il cognome della madre da nubile Maderna. Il nonno paterno si avvide delle doti musicali del nipote e lo seguì nei primi passi che lo videro studente di violino, aiutato tra l'altro da Madame de Polignac, nobildonna e mecenate francese. A sette anni il piccolo Bruno si esibiva nel Concerto per violino di Max Bruch mentre a otto anni dirigeva l'orchestra del Teatro alla Scala e dell'Arena di Verona.

Dopo questi esordi precoci, Maderna proseguì i suoi studi musicali regolari presso i conservatori di Milano, Roma e Venezia diplomandosi e perfezionandosi sotto la guida di importanti docenti quali Alessandro Bustini, Gian Francesco Malipiero, Antonio Guarnieri e Hermann Scherchen. Durante la seconda guerra mondiale aderì alla resistenza partigiana, fu in seguito catturato ed imprigionato dai nazisti.

Gian Francesco Malipiero lo chiamò successivamente ad insegnare composizione presso il Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia nel 1947, anche se ne riconobbe i meriti come autore di musica solo molto più tardi. Il direttore del conservatorio veneziano ammirò invece sempre Maderna come acuto conoscitore e studioso della musica antica. In questi anni Maderna incontrò Luigi Nono, allora studente di giurisprudenza, che divenne suo allievo privato. Nono fu l'unico allievo importante di Maderna, attorno al quale si coagulò un importante nucleo di musicisti veneziani.

Poco più tardi iniziò anche a partecipare ad alcuni concerti esteri in qualità di direttore d'orchestra, carriera incessante che lo rese apprezzabile soprattutto in Europa centrale: Karl Amadeus Hartmann, ad esempio, lo chiamò, primo direttore straniero, a un concerto della serie Musica Viva a Monaco di Baviera nel 1950. Questo evento diede inizio, di fatto, alla sua carriera internazionale di direttore d'orchestra, carriera che si svolse sotto l'insegna di un salutare eclettismo: il suo repertorio infatti andava da Purcell ai contemporanei, passando per Wagner, Debussy, Mahler e molti altri. Nel 1951 fondò il Internationales Kranichsteiner Kammerensemble, di cui fu direttore stabile.

Durante i corsi estivi di Darmstadt presentò le B.A.C.H. Variationen per due pianoforti. A Darmstadt Maderna entrò in contatto con molti autori che rivestiranno un ruolo importante nell'evoluzione della musica del secolo XX: Pierre Boulez, Olivier Messiaen, John Cage, Karlheinz Stockhausen e Henri Pousseur. Inoltre numerose furono le frequentazioni con importanti interpreti della nuova musica come il flautista Severino Gazzelloni per il quale scrisse Musica su due dimensioni.

Dopo l'incarico a Venezia, assieme a Luciano Berio ed al tecnico Marino Zuccheri fondò lo Studio di Fonologia Musicale della RAI a Milano; assieme a Berio fondò pure la rivista Incontri musicali. Parallelamente a ciò, tenne diversi congressi e promosse manifestazioni e concerti con lo scopo di promuovere la musica contemporanea, facendo anche attività didattica (tenne alcuni corsi di composizione dodecafonica presso il conservatorio di Milano, e dei seminari presso la Darlington's Summer School of Music).

Negli anni sessanta la sua carriera concertistica internazionale si intensifica, pur continuando la sua carriera didattica istruendo i suo allievi alla composizione e alla direzione d'orchestra (tenne tra l'altro corsi presso il Mozarteum di Salisburgo ed il conservatorio di Rotterdam). La sede principale della sua vita era comunque diventata Darmstadt, dove spostò la sua cittadinanza ufficiale nel 1970.

Nei suoi ultimi anni di vita raggiunse l'apice della carriera componendo innumerevoli brani “maturi”, divenne direttore musicale stabile dell'Orchestra sinfonica della RAI di Milano e vinse il Premio Italia.
Nel 1973 gli venne diagnosticato un cancro ai polmoni e da lì a poco morì a Darmstadt, in novembre.

Il vasto cordoglio suscitato dalla sua prematura scomparsa è testimoniato anche dal numero di composizioni che furono dedicate alla sua memoria, tra cui il Rituel in Memoriam Bruno Maderna di Pierre Boulez, Calmo di Luciano Berio ed il Duo pour Bruno di Franco Donatoni.

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